2° polentata - 20 novembre 2011

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Se cercavate un posto da urlo che però non fosse frequentato dal turismo urlato, il Centro Lombardia di MGCCI prima l’ha proposto, poi vi ci ha portato una proposta che ha raccolto un successo oltre ogni previsione iniziale, ben 40 gli equipaggi e più del doppio i partecipanti, roba da costringere a lanciare un avviso di chiusura delle iscrizioni. E pensare che la data indicata era il 20 novembre, una  domenica di nebbia fin oltre Milano, che non invitava certo a mettersi in macchina di buon mattino [e scrivere “buon” è solo un modo di dire].

Quel posto è la terrazza  posta a 1302 m. sul monte Sighignola nel comune di Lanzo, in fondo alla valle d’Intelvi, che s’imbocca ad Argegno, sulla sponda occidentale di quel ramo del Lago di Como. E scusate se inizio dalla fine, ma quando arrivi lassù, vedi che ciascuno per un momento rimane senza parole, è come attirato verso quella ringhiera a strapiombo su Lugano e il suo lago con S. Salvatore lì davanti, e dietro, la corona dei monticelli: “proprio dritto di fronte, vedi quella collina?, lì sotto c’è Vezia”; e la quinta che fa da sfondo al lago è costituita da tutta la chiostra innevata delle Alpi, settore svizzero. “Ma che massiccio è quel monte a sinistra che sovrasta tutti gli altri?” “Il Rosa!”  E il tono sembra un po’ quello delle occasioni scontate, prendi tre paghi due. Invece no, semmai si viaggia tra la curiosità sospesa e il raccoglimento, anche se a qualcuno scapperebbe un applauso d’approvazione, ma si trattiene, tant’è che è possibile percepire il clic degli otturatori delle macchine fotografiche e i tanti bip-bip che arrivano dai cellulari per via del messaggino in automatico benvenuto in Svizzera. Senza accorgercene abbiamo attraversato l’impalpabile confine di stato, almeno stando ai gestori dei telefonini, percorrendo gli ultimi chilometri in mezzo al bosco di faggi per giungere a quest’ ampia radura che un tempo era il piazzale della stazione d’arrivo della funicolare di Campione e che ora funge da belvedere e punto di ristoro. Ai rumorini meccanici ed elettronici fa seguito una successione di botti da tappo di bottiglia, perché quei birichini dei lombardi non si sono limitati all’aria fresca, il rinfresco ce lo offrono a suon di bollicine made in Valdobbiadene. “È uno dei migliori” sottolinea il gran mescitore mentre spande i bicchieri sul tavolo da picnic. “Se qualcuno vuol fare il kir, ci potete  aggiungere una spruzzata di Aperol.” “È alcolico?” chiede qualcuno e purtroppo è la domanda del momento. “Solo qualche grado”, liquida spiccio la faccenda il gran mescitore, “se vuole dell’acqua, è sull’altro tavolo”. [Dissolvenza]
Como, area predisposta a parcheggio di fianco a Villa Olmo a beneficio dei tanti che vengono a correre o a passeggiare tra i sentieri e le aiuole del parco, o semplicemente si siedono ad ammirare il lago e il traffico dei Cessna e dei Piper  dotati di scarponi che in continuazione vanno e vengono dal bacino-idroscalo dell’aeroclub prospiciente la villa. La mattinata di sole e il cielo mosso da opportune velature rende l’atmosfera dell’incontro ancor più frizzante. Il buon umore, saluti, baci e battute sono quelli tipici delle ri-creazioni sul genere, veniamo dal workshop day di Rimini, ci siamo lasciati a Padova, ci ritroviamo qua, peccato che esista la piatta realtà dei giorni feriali, perché con l’MG è sempre una gran festa.
Meeting point Villa Olmo a Como. “OLMO chi?” chiede qualcuno. Il grande olmo che ha dato il nome alla villa era lì nel settecento sul pendio che scende verso il lago, ma ai patogeni e all’inquinamento non si comanda. La committenza per una residenza estiva fu affidata dai marchesi Odescalchi a Simone Cantoni, l’esponente più in vista di una famiglia di capomastri e architetti ticinesi che operarono a partire dal Cinquecento in area ligure, francese e tedesca, nel suo palmarès Palazzo Serbelloni in corso Venezia a Milano e il rifacimento del Palazzo Ducale di Genova. La villa, una sorta di proposta di design secondo i canoni del neoclassicismo, doveva servire da prototipo per le realizzazioni successive dell’architetto in città e in Brianza. Un occhio al classicismo greco rivisto secondo la più attuale contaminazione dell’architettura alla francese. Traduco: la magnificenza e la teatralità del rococò di Versailles purificate dalla razionalità del pensiero illuminista, nel quadro di un programma di rinnovamento culturale di tutta Como, che comprendeva appunto anche una villa suburbana. Alla morte di Innocenzo Odescalchi nel 1824 la villa passa in eredità ai marchesi Raimondi. Negli anni venti e trenta dell’Ottocento riceve lustro dal soggiorno di due imperatori della casa d’Asburgo che in ben tre occasioni sono ospiti della dimora. Ma evidentemente anche il kaiser è come il pesce, dopo tre giorni puzza, ritroviamo il marchese Giorgio Raimondi tra i promotori delle insurrezioni irredentiste del 48-49 in Lombardia, col risultato, a moti conclusi e ripristinato lo status quo ante, di essere esiliato in Svizzera, dato che l’imperial-regio governo austriaco gli presenta il conto, con gli interessi dimora [avete letto bene, dimora tutto attaccato]. Dopo l’Unità ritroviamo la villa in proprietà ai Visconti di Modrone, noti tra le altre cose anche per essere gli autori, parole e musica, della canzone portata a un discreto successo da Milva alla fine dei Sessanta. La ricordate? “Cos’è, cos’è che fa andare la filanda, è chiara la faccenda, con quelli come noi”. Finché nel 1924, cent’anni dopo i Raimondi e i loro fasti nobiliari, la residenza passa al Comune di Como e si ripete ciò che capita in sorte alle belle di tutti, finisce per essere un po’ trascurata. Nel 1970 ospita una puntata di Giochi senza frontiere e nell’80 il set del film di Celentano Innamorato pazzo. Destino ben diverso di quello di Villa d’Este, che apre i suoi giardini sulla riva del bacino comense qualche kilometro più in su. Se non altro, in una impennata d’orgoglio, nel 1982 diviene sede del Centro Volta, che vi organizza i suoi meeting internazionali ed è adibita a sede di manifestazioni culturali e mostre d'arte. L’ultima, appena conclusasi, ha avuto per tema Boldini e la Belle Époque, con le sue eteree presenze femminili sulla tela.
Si parte, è sufficiente svoltare a destra dal parcheggio per prendere la via del lago e attraversare tutti quei borghi che il nostro segretario nella lettera di presentazione ha definito “gioielli” e tanto basta, li ritrovate sui libri illustrati e sulle guide turistiche. Da aggiungere che sul lago le cosiddette mezze stagioni sono autentiche stagioni piene, per la luce particolare, i riverberi sull’acqua, la fantasmagoria dei colori, tutto questo può essere colto appieno solo in questa fase dell’anno. L’attraversamento si compie, per forza e per fortuna, a passo d’uomo, a volte a passo di semaforo, con gruppi e grupponi di ciclisti e di podisti che han preso questo versante come una sorta di palestra a cielo aperto e sbucano di continuo da ogni dove, ci affiancano e ci incrociano. Molti non ci filano nemmeno, noi gli riserviamo un po’ del salutare aerosol delle nostre MG, qualcuno invece si sofferma, ci osserva e sorride con compiacimento, anche noi siamo parte dello spettacolo.[Dissolvenza]
Sarà che è quasi l’una, sarà l’aria dei 1300, ma quando qualcuno del team dà il pronti via, tutti si lasciano alle spalle quello che con gran pompa è chiamato il “Balcone d’Italia” e con una fretta perlomeno sospetta si lanciano lungo la discesa con in testa l’appuntamento gastronomico fissato dal programma del giorno, “pulenta e fòncc!”, punto esclamativo incorporato. Il ristorante “La Baita” è appena un po’ più sotto.Ma andiamo con ordine. Quando siamo tutti seduti, e i posti a tavola sono giusti contati, quando tutti sono attenti, Angelo, da perfetto anfitrione, coglie l’occasione di ringraziare i convenuti e di presentaci tutti, reciprocamente, a cominciare dagli amici che ha intorno a sé al tavolo del Direttorio, la squadra corse del CMAE, di cui lui stesso è parte, e sembrano con noi da sempre e -  Angelo aggiunge - qualcuno di loro si appresta ad esserlo per sempre, nel senso che il prossimo bebè in arrivo sarà una MG. Poi ci sono piemontesi, e qui il ricordo va a Silvio Alberelli, veneti e romagnoli, i quali per venire tutti insieme e stare per tutto il tempo a contatto di gomito, come un gruppo compatto esige, hanno preso un Trafic Renault a 9 posti, ecc.Poi via alle danze con affettati di monte per antipasto, immancabile risotto con i funghi e pizzoccheri come primi, indi le entrées contornate da polenta, stracottino e, FINALMENTE, loro altezze, direttamente dal regno di Alto Palato, i FÒNCC. E stiamo viaggiando ormai verso le quattro. “Ma non penserete di andarvene proprio ora…”, e intanto stanno installando telo e proiettore. “Prima del dolce,il PROGRAMMA 2012 del Centro Lombardia. “A illustrare le singole iniziative saranno i componenti del team, ciascuno responsabile di un evento”. Se siete in trepidante attesa del programma e volete conoscerlo, dato che siamo a novembre ed è già bell’e pronto salvo dettagli, tra breve Angelo lo farà giungere direttamente a casa vostra, ovviamente tramite il nostro mega-segretario, anche qui sempre sulla breccia.

Eugenio

Cinquant'anni di attività

 50ottagonale SCRITTE in RILIEVOMG Car Club d’Italia - Registro Italiano MG è un club nazionale monomarca che riunisce gli appassionati dello storico marchio inglese, con semplicità e in un’atmosfera di cordialità e amicizia. Un collante che gli ha permesso di diffondersi su tutto il territorio nazionale. 
Attraverso i Centri Regionali il Club riesce ad essere vicino a tutti i suoi soci, garantendo loro il massimo dell’assistenza. Dispone di una biblioteca specializzata e della documentazione completa sulla produzione MG, dalla quale è possibile attingere ogni tipo di informazione legata al marchio. 
Fondato a Roma nella primavera del 1973 su mandato di MG Car Club Ltd di Abingdon (fondato a sua volta nel lontano 12 ottobre 1930, nella stessa fabbrica MG) ha iniziato da subito un’intensa attività, da quel momento mai più interrotta. Nel 1990, in seno al club, è stato costituito il Registro Italiano MG.

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